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22 gennaio 2010
SALE, LA FEBBRE SALE...
Scrivere un editoriale
pochi giorni prima del derby, soprattutto per uno scaramantico come me, è
un’impresa piuttosto difficile. Sarebbe senza dubbio il trionfo
dell’ovvietà, complici tutti i servizi degli svariati telegiornali sportivi
e non, con quel bollettino infortunati che ormai abbiamo imparato a memoria
durante la settimana. Pato ufficialmente out, si spera di recuperarlo per
gli Ottavi di Champions League contro il Manchester United, Zambrotta ancora
alle prese con il suo infortunio, Seedorf tornato a disposizione ma pare
parta dalla panchina e poi, c’è il capitolo Nesta. Uno di quei tormentoni
che non fanno dormire il popolo rossonero già dalla goleada contro il Siena,
pensando anche a chi potrebbe occupare il posto dell’intramontabile numero
13: uno tra Favalli e Kaladze, non proprio due sicurezze di questi tempi.
La tensione inizia a
farsi sentire, malgrado sia solo gennaio, e nonostante l’esito della partita
non comprometta definitivamente il cammino di nessuna delle due formazioni.
Ma la realtà dei fatti dimostra che Inter-Milan è molto di più di una
“partita di calcio”, o di un importante scontro diretto per la testa della
classifica, è LA partita per eccellenza. Da parecchio tempo leggo articoli
di giornalisti-tifosi che provano a spiegare quanto siano belli e unici i
derby di Roma, di Genova o di altre città d’Italia, in cui le piazze sono
più calorose, ma anche Milano vive la stracittadina in maniera particolare,
senza nulla da invidiare per quanto riguarda la passione. Le notti insonni,
le lunghe camminate nella nebbia “ripassando” la formazione della squadra
del cuore e di quella avversaria, sperando in qualche defezione dell’ultima
ora, le occhiatacce date nella sempre affollata metropolitana al tuo vicino
di posto, che ha la semplice colpa di sfoggiare la sciarpa degli odiati
cugini, le gambe molli, quella sensazione di vuoto allo stomaco, in attesa
di quella maledetta sfida che potrebbe esaltarti o affossarti
psicologicamente in maniera definitiva. Il terrore degli sfottò dei cugini,
quella razza che per tutto l’anno cerchi di evitare peggio dei Testimoni
Geova, o degli esattori delle tasse. Giornate intere di passione per quei
dannati novanta minuti, poi, comunque vada, una birretta e tutti a casa
presto, il giorno dopo si lavora, si sa…siamo milanesi, siamo fatti così,
abbiamo abbiamo il culto della “Milano da bere” da difendere...noi. |