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22 luglio 2010
ARIA FRITTA
di Luca Rosia
Una strana sensazione. Come
respirare aria di bocciatura già il primo giorno di scuola. Nel martedì di
Max Allegri, delle poche novità, del college rossonero che riapre i
battenti, è Silvio Berlusconi a salire in cattedra, tronfio come da copione,
un po’ presidente, un po’ professore, un po’ istrione, deliziando la platea
con slogan politico-calcistici e rispolverando, come il più classico degli
antipasti - quello che dovrebbe smorzare la fame ma in realtà, ormai
nauseati, si fatica a digerire - l’elenco delle conquiste rossonere
degl’ultimi vent’anni. Come respirare
aria fritta, da singolare primo giorno di scuola, e rimanervi soffocati.
Attoniti e fin troppo disgustati. Una nausea che da parecchie stagioni
accomuna l’intero popolo rossonero. Il milanista è stanco di digerire
accozzaglie di parole stipate a tavolino, vocaboli morti e continuamente
riesumati in pletorici quanto, appunto, stomachevoli slogan. La chiarezza e
il buon senso hanno fatto fagotto da tempo, abbandonando Milanello in una
nuvolosa notte di mezza estate. Correva l’anno 2006. Da allora si naviga a
vista, prigionieri della nebbia, dei dubbi e delle troppe incertezze. Ma ciò
che è peggio è che in questo mare magno di connivenze, i grandi proclami insistono
nell’ingannarci. Un chiaro
disegno di Silvio e dei troppi burattini disseminati in società.
Silvio decide, sceglie, comanda, giostra e...nasconde.
Silvio possiede l'astuta abilità, da
politico navigato, di eclissare l’evidenza. Lo fa appoggiandosi prima di
tutto a quegli stessi slogan nauseabondi stilati con il prezioso contributo
del vate Galliani. Diciamola tutta: se oltre a distribuire maggior
chiarezza tra il popolo milanista (o, se preferite, realismo) si limitasse ad
affrontare il problema
del proprio conflitto di ruolo, da un lato patron rossonero e dall'altro presidente del consiglio,
forse riuscirebbe a meritarsi la comprensione di gran parte della tifoseria.
D’altronde è assodato, se non altro per la cronaca, che i grandi colpi di mercato
firmati S.B. han fatto capolino in Via Turati quando lo stesso Berlusconi
vestiva il ruolo di oppositore, o semplice comparsa, e non primo protagonista
della politica italiana. Silvio oggi ha l'arduo compito di far coesistere
due realtà in parte molto distanti, quella di un paese sedato dalla
ruvida crisi economica e la realtà di un mondo sprofondato da troppi
decenni, lentamente, nei propri sperperi. Un mondo, quest’ultimo, che si è
visto anch'esso costretto a cozzare l’iceberg della crisi mondiale,
rischiando seriamente il definitivo collasso. Questo conflitto di ruoli,
radice del problema, Berlusconi preferisce celarlo in
secondo piano, confutando lo stato depressivo di squadra e tifoseria, lucidando, o per meglio dire salvando
fino all’impossibile
l’immagine del suo Milan, “il club più titolato al mondo”, un’immagine che
infondo è specchio della propria. Come suggeriva un certo Gabriele
D’Annunzio, se Silvio non parlasse troppo,
sarebbe forse un normale cretino...invece vuole strafare! Fuorviando,
illudendo e...nauseando.
“Abbiamo una rosa assolutamente adeguata che può competere con chiunque - ha
dichiarato dal pulpito di Milanello -. Sfido chiunque a dirmi il nome di una
squadra che ha una sommatoria di classe a centrocampo simile a quella che
abbiamo noi con Ronaldinho, Pirlo, Seedorf e Pato”. Eccoci!, noi siamo qua!,
pronti a raccogliere il guanto della sfida. (...) A livello tecnico, l'unico
tema sensato che i giornalisti presenti al raduno avrebbero dovuto sollevare dalla platea della sala conferenze,
riguarda l’attuale valore del centrocampo rossonero. E’ lì che
innegabilmente ruotano i limiti tattici del nostro Milan. Come si può
valutare “assolutamente adeguata” una rosa che conta nelle
proprie fila sul contributo di soli cinque puri centrocampisti? Anche il più
inesperto calciofilo riuscirebbe a riconoscere le due evidenti lacune del
pacchetto mediano a disposizione di Allegri. La prima, come detto, è una carenza
di tipo quantitativo: impensabile affrontare un’intera stagione, tra
campionato e coppe, con cinque uomini di centrocampo per tre ruoli titolari
(minimo) a partita. La seconda è strettamente legata alla prima, una carenza
di tipo “anagrafico”: Clarence Seedorf conta 34 anni (imbarazzante il passo
felpato ripreso dalle telecamere nel giorno del raduno), capitan Ambrosini
33, Rino Gattuso 32 e Andrea Pirlo 31. Assurdo pensare che i quattro possano
oliare gli ingranaggi del motore rossonero per nove interminabili mesi.
Anche perché al quartetto bucaniere di mille conquiste inizia a scarseggiare
il lubrificante, l’agilità di un tempo.
Chiamatela evidenza, frutto della mala gestione societaria delle ultime
stagioni. Colpa di quella stessa società che ha preferito
puntare troppo, esagerando, su insensati rinnovi e superflui centrali
difensivi, sette!, (escluso dalla critica, evidentemente, il colpaccio Thiago Silva, n.d.) e
meno, molto meno, su quei ruoli effettivamente scoperti. Un’evidenza, nel
primo giorno di scuola del “nuovo” Milan, che nessun giornalista ha
pubblicamente denunciato. Arresi forse. Qualcuno di sicuro nauseato. Certi,
probabilmente, che Silvio il giostraio avrebbe negato anche questa.
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