|
8 febbraio 2010
SIAMO SUL...LASTRICO
E’ inutile e fuorviante
recriminare e parlare di sfortuna per le due traverse. Il nostro problema
non è questo, purtroppo. E non è nemmeno l’acquisto di Mancini, anche se mi
ha dato molto fastidio ricevere la carità dai parenti ricchi e strafottenti,
ai quali abbiamo pure tolto il peso di uno stipendio inutile. Il problema
non sta neppure solo nella mancanza di soldi. In ingaggi spendiamo più del
Barcellona... La cosa che mi preoccupa e non mi lascia speranze per il
futuro è questa. Abbiamo dei dirigenti e un allenatore che credono in un
dogma assurdo. L’asse portante della squadra, per loro, è il Trio Lescano.
Una triade dalla gamba flaccida, dalla velocità nulla come la capacità di
interdizione. Il mio grande Ambro si sfianca. Sorte analoga per il solitario
Borriello. Ma dove vogliamo andare? Non capisco proprio la ratio di questa
idea di squadra. Pirlo, per esempio, non ha le doti fisiche per giocare come
centrocampista nel 4-2-3-1. Potrebbe, invece, essere impiegato proficuamente
in un altro quadro tattico. Mi si accappona la pelle, quando sento dire da
uomini di calcio che Mancini è l’alternativa a Dinho e Pato. Sorvolo su
Dinho, perché non ho ancora capito quale sia il suo ruolo. Colpa mia. Sono
una zuccona…
Rabbrividisco, pensando al mio
adorato Papero. Mancini alter ego di Pato? Ma allora c’è un clamoroso errore
nella concezione del modulo! Siamo di fronte alla prova inoppugnabile del
fatto che Paperino mio è utilizzato male. Svariare sulla sinistra e
rientrare per il tiro non può. Quelle sono zolle di nobile competenza
altrui. Non voglio togliere nulla ad Amantino, intendiamoci. Per me lui, se
riuscisse ad acquisire una condizione decente, potrebbe giocare da laterale
di destra in un 4-4-2, con Flamini, Pirlo (Ambro), Ambro (Janku) e Pato
seconda punta. L’unico centrocampista dal profumo di futuro è Mathieu.
Andrebbe inserito con continuità. Invece è sempre trascurato. E’ questo che
io rimprovero a Leo. Non certo i risultati, che, rapportati alle
potenzialità della squadra, vanno complessivamente oltre le mie previsioni.
Non sopporto la sua fede cieca in un assetto tattico fragile, forgiato su
interpreti gracili e sfiatati. Per quest’anno si può anche tirare avanti,
scricchiolando e barcollando, tra qualche sprazzo di classe e qualche
iniezione di preziosa energia dei pochi che faticano da matti, per cercare
di tenere su la baracca.. L’avvenire, però, non ha prospettive.
Perché deve sempre giocare un
indisponente Seedorf? Ha avuto pure il coraggio di lamentarsi per la
sostituzione! Perché ha messo ancora Dida? E’ stato un premio per
l’espressione di elegante e impeccabile distacco, con cui ha osservato la
palletta di Pandev entrare lentamente in porta nel derby? Così mi rovina
Abbiati e, se permette, Abbiati e Storari sono i due portieri che vorrei
avere in rosa l’anno prossimo. Leo è sempre calmo e misurato. Un Signore. Si
è arrabbiato solo per i pettegolezzi (immotivati!!??) su Dinho. Certo, i
giornalisti sguazzano in modo irritante in queste cose. Ma, se Dinho è utile
a far vendere copie più per il gossip che per la capacità di illuminare e
trascinare il Milan, di chi è la colpa? Noi abbiamo due campioni: Nesta e
Pato. Il primo gioca da stopper e non ci sono alchimie tattiche che tengano.
Il secondo non è valorizzato appieno. Sono entrambi ai box. Per tutti e due
si prospettava un rientro a breve. Invece…. Come posso riacquistare un
minimo di fiducia nello staff medico? Temo di perderli presto. Nesta per una
questione anagrafica. Pato per una faccenda…di soldi. Poi c’è il mio
magnifico Ambro. E pure Thiago mi piace un sacco. Spero che Bonera, ottima
la sua partita, possa stare finalmente bene. Conto su Borriello e Abate. Il
resto? Andrebbe sfoltito e rimpolpato con intelligenza. Figuriamoci se lo
faranno! Berlusconi, invece che con chiacchiere inutili, dovrebbe parlare
con i fatti. Un tempo era la norma. Non è più così da anni. Per ridere, mi
basta guardare il fantastico Maurizio Lastrico. Non ho certo bisogno di una
Società Zelig, che è diventata un’amara barzelletta. Voglio dirlo in
endecasillabi. Mi bastano due terzine.
Incacchiata per carità molesta
dell’uomo ricco a tracotanza aduso,
alla Società senza palle e testa,
che suole i cotti contemplar per uso,
un’invettiva mando piano piano:
“Ite mo’ tutti quanti al vespasiano!”
Alla partita arrivo furibonda per le presenze incomprensibili e
ingiustificabili di Dida e Seedorf. Assisto con cristiana rassegnazione a
una melina esasperante. Strano! Con tanti piè veloci... Il primo tiro arriva
al quarantesimo. L’intervallo mi vede triste e desolata. Dentro Mathieu,
Pippo e Becks, urlo! Fuori Seedorf, Dinho e Mancini. Penso che in realtà non
cambi nulla, perché non ha l’incontrista da spedire in panca. Infatti...
Corner di Seedorf e traversa di Dinho. La casualità dell’evento non sposta
di una virgola la logica della mia convinzione. L’uscita di Seedorf mi crea
un moto di sbigottimento, che supero con un liberatorio “W i frustrati!”
Senza la zavorra la barca cigolante si districa un po’ meglio nello stagno
limaccioso della partita. Non so dove lo stremato Ambro trovi la forza per
quel colpo di testa. Grande il mio Re Leone! La traversa dice di no. La
farei a pezzettini! E’ finita. Resto sola con il mio magone. Non guardo
nessun programma sportivo. Mi farebbe troppo male. Non sono una vera tifosa?
Bah! Non credo proprio. Difficile trovare una con il sangue più rossonero
del mio. E chi sono i veri tifosi? Quelli orgogliosi di essere milanisti. Ma
che orgoglio posso avere io adesso? Che senso di appartenenza, di complicità
mi può ormai accomunare a gente che fa sempre l’opposto di quel che vorrei?
Quante volte ho chiesto, implorato, supplicato invano di mettere un po’ di
potenza nel nostro motore?
Un tempo sì che ero orgogliosa e
felice! Ora rimpiango di non riuscire proprio ad affrancarmi dal virus della
Milanite. Ho commesso l’errore di identificare il Milan con questa Società.
Così soffro di più che ai tempi della B e di Farina. Allora sapevo chi avevo
di fronte e andavo a vedere Milan Cavese,tifando per i miei colori e
sperando in un cambio di proprietà. In cosa posso sperare adesso? Quando
splendidi ricordi bussano alla mia mente, mi viene l’angoscia. Perché
Berlusconi mi fa fremere per il sogno Israele, che è anche il mio, e mi fa
dannare con il Milan, che non ama più? Perché ci siamo ridotti a zimbelli di
quelli lì? Sono stanca di venire dileggiata, senza aver la forza di reagire,
ben sapendo che il futuro è loro. Perché Leo come centrocampista chiede uno
alla Hernanes, mentre Sacchi volle Rijkaard al posto di Borghi, pupillo
presidenziale? Dove sei, Arrigo? Si parla tanto di fasce. Ma, se nella mente
di Leonardo sono occupate in avanti da Dinho e Pato, c’è posto solo per
terzini che fluidificano. Fluidificare, però, diventa pericoloso, se il
baluardo di centrocampo è composto da Pirlo e Seedorf. Insomma, io non vedo
un senso razionale nella concezione della squadra. Non si possono
accatastare giocatori incompatibili. Bisogna fare delle scelte decise,
privilegiando la complementarietà. Noi non siamo una squadra. Solo un
insieme di mal assortite individualità dai buoni requisiti tecnici. Esaurita
questa botta di ottimismo, guardiamo avanti. Prima c’è l’Udinese. Nei due
incontri precedenti ci ha rifilato due sonore sconfitte. Poi il Manchester.
Mamma mia! Speriamo di evitare il massacro. |