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2 febbraio 2010
IPPASO DA METAPONTO
Degna conclusione di una
settimana tremenda! La mia rabbia si potrebbe tagliare a fette e ne
uscirebbero delle vagonate. Sono ancora in preda a una furia assassina. Dopo
il derby, il mio nervoso, più che dalla partita, nella quale la nostra
inferiorità è stata imbarazzante, è venuto dalle dichiarazioni degli
Onestoni. Noi non rispondiamo mai per le rime. Mai! Ci insultano, ci
sbeffeggiano, ce ne dicono di tutti i colori e noi sempre zitti! Non ne
posso più! Irrompono all’interno del campo, impongono dei diktat agli
arbitri, fanno tutto quel che vogliono, senza avere un minimo di
opposizione. E prendiamo pure degli imbroglioni, dei maneggioni, per il
rinvio di una partita di Coppa Italia. Un campionato abbiamo vinto in 10
anni! Meani o non Meani, gli scudetti li hanno rubati a noi! Visto che il
loro Cda si confondeva con quello della Telecom, è legittimo il “sospetto”
che quelli lì sapessero! E poi si vantano di non essere caduti nella
tagliola, perché sono onesti. Difficile che il cacciatore caschi nelle sue
stesse trappole. Per un istante, a quei tempi, si scrisse di uno “strano”
articolo, trascurato al momento della pubblicazione, ma diventato molto
interessante alla luce degli eventi successivi.
La storia è questa. Un
giornalista di cui non ricordo il nome, perché la faccenda fu sepolta in un
battibaleno, scrisse, a fine campionato 2005, di essere entrato negli
spogliatoi dell’Inter. Chiese ai giocatori se Facchetti li avesse
rimproverati. Qualcuno rispose di no. Il presidente, anzi, li aveva
rincuorati, dicendo che i risultati del campo sarebbero stati ribaltati a
tavolino. Nessuno sentì l’impulso di seguire un indizio così succulento.
Silenzio assoluto. Insabbiamento. Ecco, io capisco che, per la nostra
particolare situazione, sia difficile per noi sperare nella magistratura.
Sarebbe come se uno, bisognoso di trasfusioni, contasse su Dracula. Eppure…
un po’ di grinta, un po’ di nerbo nel cercare e pretendere approfondimenti
non avrebbero guastato. Vogliamo riferirci a Mancini? A una domanda su
Moggi, rispose che il buon Luciano avrebbe avuto presto altre gatte da
pelare. Detto, fatto! E, nel suo piccolo, anche l’intercettazione sul sarto
del Mancio, uscita poi in un momento opportuno, ha un suo significato.
Quando parlano a sproposito, cioè ogni volta in cui aprono bocca, io
commenterei così : “A voce siete bravi, per carità. Con i maneggi
telefonici, però, molto di più.” E a Mourinho sbatterei sempre in faccia la
verità. Cioè che, con quel popò di squadra, chiunque vincerebbe tutto, anche
la Champions.
Le mie amebe, invece, si
rinchiudono in un dignitoso silenzio. Muti come pesci! E, che Silvio nostro
stia zitto, è anche meglio. Se parla, infatti, lo fa solo per dire.
“Complimenti all’Inter. Forza Inter!” Che stile! Musica per le mie orecchie!
Ecco, sarebbe meglio che non tentasse di insegnarmi l’educazione. Tanto io
sono irrecuperabile… Dovrebbe, piuttosto, cercare di non fare seguire alle
sue discutibili parole i fatti, che dimostrano inequivocabilmente come sia
diventato interista. Vorrei dire un paio di cosette a Berlusconi e Galliani.
Se a voi piace essere sistematicamente insultati, derisi, dileggiati, presi
per i fondelli, continuate così. Mai un guizzo dialettico, una risposta
mordace di fronte a tanta tracotanza, a tanta stupidità. Mai un tentativo di
rinforzare la squadra, per renderla competitiva. Siccome a me, che vi ho
tanto amati, ribolle il sangue nelle nel vedere che lasciate impunemente
calpestare voi stessi e il Milan, vi rivolgo una supplica. Vi prego, con
garbo e gentilezza, pensando alle gioie di un lontano passato, di farvi da
parte. Non mi sento più rappresentata da una Società priva di attributi, di
voglia, di amor proprio, di orgoglio, di rispetto per quel che è stata e per
quel che è. Ma sotto la camicia cosa avete? Non vi batte un cuore che pulsa
a mille come il mio? Mi fermo alla camicia, senza indulgere su altri
indumenti, per carità di patria. Possibile che nessuno in via Turati e a
Milanello capisca che il nostro difetto, da anni e annorum, è la carenza di
velocità e di forza fisica? Prima avevamo due campioni, capaci di improvvise
accelerazioni, di repentini cambi di passo. Quando sarà ceduto anche il
superstite? Neanche Farina era arrivato a vendere il suo Kakà, cioè Baresi.
Spero che i dirigenti non abbiano visto Bari-Palermo. Penserebbero che a
quei ritmi non si può fare bel giuoco. Piomberebbero diritti su Liverani,
uno dai piedi buoni, che ha la velocità di un bradipo.
Lo stop con il Livorno mi
ha reso furibonda. Perdere un sacco di punti con le piccole è una nostra
peculiarità. La diagnosi di un’imbecille come me è sempre stata: carenza di
potenza. La prognosi delle aquile che ci guidano? Robuste dosi di Seedorf,
Pirlo, Dinho, Beckham. Come dare un anticoagulante a un emofiliaco. Della
partita ho vaghi ricordi. Il goal del mio splendido Ambro, la presenza
inquietante di due fantasmi, Seedorf e Beckham, la svirgolata di nonno Beppe
e il momento della sostituzione di Flamini. Lì sono esplosa in un violento
moto di ribellione. Intendiamoci, non per Pippo, che avrei inserito ben
prima. Ma come? Hai in campo due ectoplasmi. Ambro, come al solito, è il
solo centrocampista capace di far male in avanti. E tu me lo lasci come
unico incontrista? Hai paura che Seedorf ti dia del frustrato? Purtroppo, al
di là dei risultati, non sopporto più neanche Leo. E meno male che ha messo
Abbiati e Flamini dall’inizio. Altrimenti avrei rischiato di non guardare
neppure la partita. Be’, sarebbe stato poco male… Il fatto è che da anni
sono irritata dalla politica societaria. Certo, qualche vittoria può gettare
acqua sul fuoco dell’insoddisfazione, del risentimento, dell’ira, della
ribellione. Ma il dato di fondo è che io in questa specie di progetto non ho
mai creduto. Una Società e due allenatori efebici, che plasmano una squadra
senza vis agonistica, mi fanno diventare matta da una vita. Neanche l’ultima
Champions mi sono goduta appieno, perché aveva le stimmate del miracolo e
del crepuscolo. La vera, selvaggia, inebriante frustata di gioia me l’ha
data Ambro con lo striscione e il coretto. Il ragazzo, naturalmente, è stato
redarguito. E l’hanno fatto penare mica male per il rinnovo. Insomma, con
Ancelotti mi sorbivo Pato prima punta o in panca. Kakà doveva fare la
seconda punta, per evitare compiti di copertura. Il tutto per schierare
Pirlo e Seedorf.
Ora non va meglio. Pato,
se gioca, fa il guardalinee. Il centravanti è isolato, a meno che non si
metta un solo incontrista. Il tutto per non rinunciare a Seedorf e Pirlo. E,
con Beckham, c’è pure l’opzione “solitudine della prima punta” in presenza
dei due interditori. Ma dov’è la logica? Dinho deve giocare sulle sue zolle
preferite. Io, però, sul centrosinistra piazzerei Paperino mio, che, essendo
un destro, potrebbe rientrare per segnare. Borriello è costretto a fare a
sportellate, da solo, in area e deve pure dare una mano dietro. Ambro canta
e porta la croce. Possibile che nessuno dei giocatori davvero importanti
abbia l’opportunità di ricoprire il ruolo più adatto per esaltare le sue
potenzialità? Possibile che si debba sempre pagare dazio sull’altare degli
Intoccabili, incapaci sia di pungere che di fare filtro? Possibile che
giochiamo con un sacco di palleggiatori, che non possiedono il concetto di
profondità, vogliono la palla sui piedi e la coccolano prima di darla via?
Il calcio è un mix di freschezza, semplicità, velocità, forza fisica,
classe. A noi difettano le prime quattro caratteristiche. Con le nostre
alchimie siamo la squadra più lenta, involuta, orizzontale dell’intero orbe
terracqueo. Però abbiamo tanti piedi buoni. Sai che libidine!
Per finire voglio svelare
un segreto gelosamente custodito nelle Sacre Stanze della nostra Società.
Sì, proprio nei luoghi in cui “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si
vuole e più non dimandare.” Ho un po’ paura a parlare, ricordando la fine di
Ippaso da Metaponto. Costui era un allievo della scuola pitagorica,
colpevole di aver rivelato all’esterno l’esistenza dei numeri irrazionali.
La cosa doveva rimanere segreta, per non portare discredito al maestro,
Pitagora, morto nella certezza che i rapporti tra le lunghezze dei segmenti
fossero tutti esprimibili tramite numeri razionali. Il povero Ippaso venne
punito dagli dei per il suo tradimento e annegò in un naufragio. Io sfido
gli dei del calcio e Poseidone e mi butto. Il centrocampo dell’anno prossimo
sarà composta da Seedorf, Pirlo, Dinho, Gattuso, Ambro (sicuri) e Flamini
(forse). In porta ci sarà Dida. Povera me! E povero Milan! Il futuro mi
preoccupa molto più del presente. Mi dicono ora che quelli lì hanno preso
Mariga, un giocatore che io avrei enormemente gradito. Noi? Mancini. Proprio
un uomo adatto per darci il vigore, la prestanza, l’animus pugnandi, che ci
mancano. Grazie, Società! Io e te siamo sempre in sintonia. Dove sei,
Arrigo?
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