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29 marzo 2010
FLAMINI GUERRIERO, INZAGHI SPENTO
Il Milan schierato contro
la Lazio, senza la fantasia di Ronaldinho e la regia di Pirlo, doveva
puntare su altre doti per tentare di battere i biancocelesti: grinta,
umiltà, impegno, corsa e determinazione, tutte qualità che Mathieu Flamini
possiede e che anche in quest'occasione ha messo nella sua prestazione tutta
sostanza. Il centrocampista rossonero non si è limitato a pressare gli
avversari, a rincorrere tutti a metà campo e a ringhiare sulle caviglie dei
laziali, ma ha tentato anche qualche inserimento in avanti, per dare una
mano ad una squadra priva dei consueti punti di riferimento: si è procurato
il rigore (in verità un po' generoso) sbattendo su Kolarov e volando a terra
e, nella ripresa, si è fatto trovare smarcato sull'inserimento di Thiago
Silva ma ha sbagliato il tiro. Purtroppo il limite del giocatore francese è
proprio quello di non avere piedi "vellutati" e molto spesso i suoi
tentativi di conclusione dalla distanza finiscono dappertutto (altissimi o
larghissimi) meno che fra i pali della porta avversaria, ma siccome il tiro
in porta non dovrebbe essere compito suo, gli perdoniamo volentieri questo
difetto e apprezziamo la generosità nel proporsi anche in fase conclusiva.
In questo periodo Flamini
è stato sempre più spesso chiamato in causa per dare il suo contributo nel
centrocampo rossonero, in cui Gattuso non riesce più ad essere il solito
"Ringhio" e per questo motivo frequenta più la panchina che il campo; il
buon Mathieu ha sempre tirato fuori il suo spirito guerriero e ha sempre
offerto prestazioni più che degne, irrobustendo e rafforzando il centrocampo
rossonero, che ha bisogno di uomini "di quantità" oltre che di qualità;
forse gli si può rimproverare proprio un eccesso di foga e determinazione,
che a volte lo porta a compiere interventi molto ruvidi e platealmente
scorretti; anche contro la Lazio, infatti, Flamini ha esagerato con i falli,
ha collezionato un altro cartellino giallo e, visto che era diffidato, dovrà
saltare la trasferta di Cagliari nel sabato pre-pasquale e proprio il fatto
che la sua assenza provochi malumori, rammarico e preoccupazione
nell'ambiente rossonero, dimostra che Mathieu sta diventando sempre più
importante e indispensabile per questo Milan, che ha bisogno della
concretezza di un guerriero come lui per continuare la sempre più complicata
lotta al vertice della classifica.
Il Milan falcidiato dalle assenze aveva bisogno anche del sostegno e
dell'aiuto dei suoi "senatori", uomini d'esperienza che hanno combattuto e
vinto sui campi di tutta Europa e vissuto altri momenti difficili e
complicati; fra questi giocatori c'è sicuramente Pippo Inzaghi, al quale
Leonardo ha dato fiducia schierandolo al fianco di Borriello nell'attacco
rossonero. Avevamo elogiato giusto una settimana fa la curiosa capacità di
Inzaghi di rifiorire proprio all'inizio della primavera, uscendo dal letargo
invernale e cominciando a segnare a ripetizione e auspicavamo che SuperPippo
si confermasse in una serata decisiva ma resa difficile dalle tante assenze.
In verità, proprio a causa dei problemi di formazione, Inzaghi non ha
ricevuto molti palloni giocabili e trasformabili in occasioni da gol o,
meglio, reti, quindi questa è sicuramente un'attenuante alla sua prestazione
"anonima", ma si fatica a ricordare un suo guizzo in area di rigore, di
quelli che l'hanno reso famoso e temuto in tutta Europa, facendolo diventare
uno dei più prolifici cannonieri del continente.
Forse Pippo non era in
condizioni fisiche perfette, quindi mancava di brillantezza e rapidità ed è
sembrato spento e poco reattivo, però almeno ci ha messo impegno e volontà,
cercando di trasformarsi anche in uomo-assist proprio nella sera in cui
mancava il fenomeno nel ruolo (Ronaldinho): nel primo tempo ha liberato
Seedorf al tiro (deviato miracolosamente da Muslera), nella ripresa ha
crossato per Borriello che in girata volante non ha trovato lo specchio
della porta, anche se proprio quest'azione è nata da un suo controllo errato
che lo ha costretto a defilarsi e allargarsi per il cross invece di puntare
decisamente verso la porta, cosa che in altri tempi avrebbe sicuramente
fatto. Il Milan aveva bisogno delle reti di Inzaghi per risolvere una
partita complicata e per una volta SuperPippo ha tradito le attese; lo
stesso Leonardo se n'è accorto e lo ha sostituito con Zigoni, per quella che
sembra tanto una svolta generazionale: fuori il vecchio e logoro eroe di
tante battaglie, dentro il giovanotto di belle speranze, che pagherebbe
chissà cosa per ripetere le gesta del campione di cui ha preso il posto ma
che per una volta non è riuscito nell'impresa di trascinare il suo amato
Milan alla vittoria con i suoi gol che tante volte hanno mandato in delirio
San Siro.
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